Un viaggio nel 2030 alla scoperta delle nuove professionalità emergenti.

Quali sono le professioni che tra 20 anni hanno le maggiori probabilità di essere le più diffuse nei paesi industrializzati?

Secondo le previsioni di alcuni fra i principali centri studi in campo occupazionale, a partire dal Bureau of labor statistics del Dipartimento americano del Lavoro, i settori più all’avanguardia saranno indubbiamente quelli ad alto contenuto tecnologico e della green economy. Ma anche la più tradizionale assistenza alla persona avrà un forte sviluppo, a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Partiamo da tre certezze, questo, almeno, dicono le previsioni degli esperti:

1.    l’arco di ogni vita si snoderà fra almeno due o tre mestieri diversi

2.     molti di questi lavori oggi non esistono, mentre alcune professioni attuali, come l’impiegato di banca, il postino o l’operatore di call center, sono destinate a scomparire

3.    la chiave del futuro sarà l’adattabilità, perché nel mercato globale tutto cambia di continuo.

«Guida turistica spaziale» o «Filosofo di etica delle nuove scienze»?

No, molto più semplice: la classifica dei 50 lavori più richiesti nel futuro vede al primo posto l’infermiera. Una professione non nuova, è certo. Ma in realtà l’intero settore della cura alla persona è atteso come uno dei due volani occupazionali da qui a 20 anni. Non solo per l’invecchiamento della popolazione, ma per altri solidi motivi: il sostegno al settore assicurativo per l’assistenza sanitaria e gli investimenti nella ricerca scientifica, dai farmaci ai macchinari, dalla robotica alla biotecnologia.

Si svilupperanno:

«home carer», ovvero chi assisterà i più maturi a casa;

«experimental therapist», che proporranno trattamenti alternativi ai pazienti;

«memory augmentation surgeon», il medico che aiuterà gli anziani a conservare la memoria;

«body part maker», che produrrà in laboratorio membra o tessuti per ricostruire il corpo umano; «nano-medico», che creerà microimpianti di monitoraggio della salute o automedicazione dei malati;

«bioinformationist», lo scienziato che combinerà la genetica con lo sviluppo di medicinali e terapie cliniche;

«geomicrobiologist», che studierà come i microrganismi possono dare nuovi farmaci o combattere l’inquinamento.

E ancora:

«compcierge», cioè il portiere d’albergo addestrato per guasti a computer e informatica;

«broadband architect», un elettricista del futuro capace di organizzare i contenuti interattivi di internet sulle tv in casa;

«digital architect», evoluzione dell’odierno architetto che disegnerà edifici virtuali

«energy manager», che dovrà tagliare i consumi di edifici pubblici, privati e aziende

«traceability manager», che studierà l’intera catena dei fornitori per evitare di comprare prodotti troppo inquinanti

«cloud controller», per verificare la capacità di riflettere le radiazioni solari delle nuvole sopra le nostre teste

«personal brander», una specie di consulente per costruire e gestire noi stessi come un marchio di qualità

«Come sarà il manager del futuro? Dovrà conoscere sempre meglio il business e sapere come valorizzarlo. In una parola, avere competenze sempre più trasversali, gestire anche l’interculturalità e l’intergenerazionalità della forza lavoro. Inoltre dovrà stimolare con continuità i processi di innovazione e quindi essere non solo manager, ma anche imprenditore».

Le proiezioni americane, aggiornate ogni biennio, seguono una metodologia che incrocia istruzione, formazione, esperienza professionale e aree economiche, assumendo un mercato in equilibrio, e si sono rivelate affidabili nel tempo (in assenza di recessioni o shock imprevisti.

Resta ai politici per decidere quali misure di stimolo varare, dalle agenzie di collocamento per la formazione, dalle università per adeguare l’offerta con nuovi corsi e, infine, dalle famiglie e dai figli per scegliere il lavoro.

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